Il Contagio Emotivo

Contagio Emotivo Positivo: "La gentilezza genera gentilezza"

La Psicologa Elaine Hatfield, professoressa di Psicologia presso l'Università delle Hawaii, svolge da decenni ricerche, con altri colleghi docenti, sul contagio emotivo.

Possiamo constatare tutti che uscendo e frequentando gruppi amicali/ lavorativi/ricreativi/sportivi, si può venire a conoscenza di informazioni su un indefinito numero di individui presenti e non; l’interesse per questi pettegolezzi  (come confermano studi esteri sul gossip, nel suo significato originario di “informazione di cronaca rosa”, differente dall’attuale accezione scandalistica  che si da al termine anglosassone), pare essere correlato al livello di popolarità del soggetto in esame: più la persona è conosciuta, più l’interesse per la sua vita personale cresce; più un fatto si discosta dalla nostra normalità, più l’interesse per esso aumenta; stesso fatto in epoche diverse sarà diversamente degno di nota, in base alla condizione sociale e psicologica vissuta da una società in un dato momento.

In uno degli studi pionieri sul contagio emotivo della Hatfield, si asseriva che è  importante osservare le conseguenze emotive che  nascono nei singoli componenti di un gruppo, in seguito alla condivisione di emozioni.

Il contagio emotivo è quel fenomeno conseguente alla condivisione sociale delle emozioni di chi abbiamo intorno (una tra le più importanti regolazioni delle emozioni usate), che si manifesta allorquando diverse persone sperimentano le stesse emozioni di un Comunicante, la stessa postura, le stesse espressioni, le stesse reazioni, facendole proprie in modo viscerale, automatico  e non in modo empatico(l’empatia necessita di autoconsapevolezza, la persona empatica riconosce i sentimenti altrui, ma sa distinguere i sentimenti degli altri dai propri, senza annullarsi).

Alla luce della distinzione tra contagio emotivo e empatia, possiamo proseguire aggiungendo che il contagio emotivo precede la valutazione cognitiva dell’evento, che spesso tarda ad arrivare, specie nei casi di un intenso livello di contagio emotivo tra i riceventi.

Le nostre emozioni son formate da due componenti: una (emotiva) che ci suscita una esperienza indescrivibile, l’altra (cognitiva) ci avverte del grado di piacere/pericolo che questa esperienza può portare. Vi è contemporaneamente anche  risposta fisiologica nelle emozioni: ritmo del battito cardiaco, i valori della pressione arteriosa, sudorazione, postura, vocalizzazione, gesti  ecc.ecc.

Le emozioni possono, inoltre, assolvere diverse funzioni: adattativa, preparano l’organismo a far fronte all’emergenza;  segnalazione intersoggettiva, cioè hanno l’effetto di comunicare all’esterno lo stato dell’organismo; segnalazione intrasoggettiva nel senso che ci possono informare in modo globale ed immediato sui bisogni, i desideri e gli obiettivi del nostro organismo.

Il comportamento non verbale rappresenta il canale privilegiato della funzione espressiva della comunicazione che ci permette di trarre informazioni, dallo scambio comunicativo, riguardanti, fra gli altri gli stati emotivi temporanei e gli atteggiamenti dei partecipanti allo scambio stesso. Quindi la comunicazione delle emozioni avviene utilizzando, per la maggior parte, il comportamento non verbale, infatti uno degli aspetti più palesi dell’emozione è quello di produrre in chi la prova delle modificazioni ben visibili nel modo di comunicare  con  le espressioni facciali ( sublime il lavoro fatto dallo psicologo Paul Ekman, consulente esperto per il film Disney Pixar “Inside out”, per rappresentare le espressioni delle diverse emozioni animate), con il fisico e con il tono di voce (pensiamo alla fisicità emotiva nel Teatro).

Il contagio emotivo è importante quando è finalizzato alla proliferazione di emozioni (e successivi sentimenti), positivi, pro sociali, di cittadinanza attiva, di incremento di empatia, di empowerment sociale .

Purtroppo questa competenza viene ignorata dai più, non utilizziamo gli incontri sociali per incrementare la conoscenza dell’altro; il contagio emotivo se utilizzato in maniera negativa è un valido strumento coercitivo di massa, utilizzato per il vantaggio di pochi a discapito di molti.

Così come è assodato ad esempio che in un territorio nel quale l’incidenza di eventi negativi non supera numericamente le reali esperienze positive, venga invece percepito come l’andamento medio del malessere percepito sullo stesso territorio, solo perché son più le informazioni negative che vengono riportate dalle agenzie di stampa o da poche ma influenti personalità che attraverso una grande teatralità e manipolazione, non fanno critiche costruttive ma atte a suscitare emozioni quali rabbia, paura, tristezza, disgusto, sorpresa.

Se prestiamo attenzione alle emozioni che sperimentiamo NOI in compagnia di ALTRI, possiamo guadagnare un vantaggio in più per capire gli stati emotivi degli altri. Ci sono prove che sia ciò che pensiamo che ciò che sentiamo può fornire preziose  informazioni sugli altri utenti. Le nostre emozioni spesso sono  più influenzate da indizi non verbali altrui che per quello che realmente proviamo.

La consapevolezza dell'esistenza del contagio emotivo e del suo fenomeno associato di decodifica emozionale può rivelarsi utile per comprendere il rapporto tra individui: come coppia, tra insegnanti e studenti, genitori e figli, professionisti  e pazienti/clienti, tra i capi di stato.

Può aiutarci a capire meglio i comportamenti di gruppo, che fanno e  hanno fatto la storia, siano essi positivi o negativi, sia che diffondano un messaggio di amore,  una cultura, un disagio generazionale o sociale e sulle loro capacità di ri-definire la realtà per miliardi di persone.

In un mondo che restringe gli spazi della solidarietà, della tolleranza e della diversità, essere capaci di leggere gli affetti degli altri e di rispondere in sintonia consente di modulare il livello della propria esperienza sociale ed apre luoghi mentali ed affettivi all’incontro, alla disponibilità, all’ascolto (Bonino et al., 1998).

Contro il razzismo, il distacco, l’intolleranza, il bullismo, il disgregarsi delle famiglie, il diffondersi delle varie dipendenze, la Psicologia delle Emozioni può rimodulare questa tendenza al contagio per riflesso, aiutando il singolo e/o il gruppo. Le emozioni sono ineliminabili, quando si formano vanno espresse per non creare sofferenza personale e il sostegno psicologico offre spunti per trovare il modo più consono per esperirle creando meno danni possibili alla vita del paziente e anzi migliorandola, migliorando di riflesso il tessuto sociale che si forma intorno a ognuno di noi.

Le emozioni positive portano emozioni positive, le emozioni negative portano risultati positivi se a loro volta producono reazioni propositive di Resilienza, Orgoglio sano, Assertività.

 

Alice Bandino

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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