Cos’è l’ Intelligenza?

Nello scorso secolo le teorie sull’ intelligenza passarono da una concezione monofattoriale, quindi determinata da un unico fattore fino alla concezione multifattoriale, ovvero come risultato dell’ interazione di più fattori (M. Franco, L. Tappatà, 2007).

 

  • Binet definiva l’ intelligenza come “il miglior adattamento possibile dell’ individuo al suo ambiente ” (Binet, 1911).
  • Wechsler qualche decennio dopo scriveva:
  • “L’ intelligenza è la capacità globale o complessa dell’ individuo di agire per uno scopo determinato, di pensare in maniera razionale e di avere rapporti utili con il proprio ambiente.  E’ globale perché caratterizza il comportamento dell’ individuo nel suo insieme, è complessa perché è composta da elementi o attitudini che, senza essere interamente indipendenti, sono qualitativamente differenziabili ” (Wechsler, 1944)
  • Successivamente negli anni ottanta Sternberg affermava che “L’ intelligenza è l’ adattamento finalizzato la selezione e la modificazione di ambienti del mondo reale rilevanti per la propria vita” (Sternberg, 1988)
  • Spearman (Spearman, 1927) ipotizzò una teoria bifattoriale secondo la quale l’intelligenza è composta da due fattori e si basa sulla correlazione positiva tra i punteggi a diversi tipi di test intellettivi (V. Rubini,E. Antonelli, 2002)
  • il fattore universale (“g”), che corrisponde al totale dell’ energia mentale generale, esso è innato e non modificabile dalla scolarizzazione, evidenziato soprattutto dai test che richiedono la comprensione di rapporti e relazioni tra elementi, indipendentemente dalla loro natura.
  • altri fattori specifici (“s”), tanti quanti sono i test e che sono invece incrementabili con i mezzi educativi.

 

La teoria multifattoriale di Thurstone (Thurstone, 1938).

  • Egli nelle sue ricerche trovò una serie di fattori di gruppo che chiamò “abilità primarie”:
  • comprensione verbale (“V”), l’ abilità di comprendere concetti espressi con parole (vocabolario, lettura, analogie verbali);
  • fluidità verbale (“W”), facilità nel produrre parole indipendentemente dal loro significato;
  • abilità numerica (“N”), velocità di ragionamento e precisione di calcolo in una serie di operazioni numeriche;
  • abilità spaziale (“S”), comprensione di rapporti spaziali e abilità a rappresentarsi le rotazioni di oggetti;
  • memorizzazione (“M”), abilità a memorizzare coppie associate;
  • velocità percettiva (“P”), comprensione rapida e precisa di particolari visivi, somiglianze e differenze
  • ragionamento deduttivo (“D”)
  • e generale (“R”)

 

  • Cattel ipotizzò un fattore generale (“g”) distinto in due componenti (Cattel, 1941):
  • l’ intelligenza fluida (“Gf”), che consiste nell’ abilità a risolvere in modo flessibile problemi nuovi, indipendentemente dagli apprendimenti precedenti .E’ considerata per buona parte innata, legata a fattori biologici e neurologici; è quindi fortemente associata con lo sviluppo del sistema nervoso ed è molto sensibile alla sua degenerazione. Il suo declino inizia infatti già dopo il trentesimo anno d’ età e subisce una forte accelerazione dopo i sessanta anni;
  • l’ intelligenza cristallizzata (“Gc”), è invece l’ abilità di elaborare contenuti familiari e deriva prevalentemente dall’ applicazione di Gf agli apprendimenti scolastici. E’ legata a fattori culturali e motivazionali. Le conoscenze e le abilità si possono quindi apprendere e acquisire nel corso della vita e non decrescono con l’ aumentare dell’ età.

Le intelligenze multiple.

Le teorie che affermano l’ esistenza di intelligenze multiple si basano sul presupposto che per performance intellettiva si intenda sia l’ insieme delle abilità legate alle performance scolastico-accademiche che alle differenze individuali, ai comportamenti manifesti e al contesto.

 

Gardner individua e definisce sette forme di intelligenza ( Gardner, 1987):

 

  • [*]  linguistica, che ci consente di poter comunicare;
  • [*]  musicale, che permette agli individui di poter creare, comunicare e capire i significati veicolati dal suono;
  • [*]  logico-matematica, che implica l’ uso del ragionamento astratto ;
  • [*]  spaziale, che permette di percepire informazioni visive o spaziali trasformando e costruendo delle immagini in assenza di uno stimolo fisico corrispondente;
  • [*]   corporeo-cinestetica, consente di controllare i propri movimenti e di manipolare abilmente gli oggetti;
  • [*]    intrapersonale, consente di riconoscere la propria vita affettiva, i propri sentimenti ed emozioni;
  • [*]   interpersonale, permette di riconoscere e distinguere gli stati d’ animo, le motivazioni e le intenzioni degli altri.

 

Uno dei maggiori contributi di Sternberg allo studio sull’ intelligenza è stata senza dubbio la Teoria triarchica secondo la quale l'intelligenza si esprime attraverso tre modalità fondamentali:

  • analitica,
  • creativa,
  • pratica (Sternberg, 1985).

L'intelligenza analitica comprende la capacità di analizzare suddividendo in parti e scendendo nei dettagli, di valutare, di esprimere giudizi, operare confronti tra elementi diversi.

Tale forma di intelligenza sarebbe anche coinvolta quando ricerchiamo il significato di una parola o di una frase, quando affrontiamo test matematici; essa permette buoni risultati nei compiti scolastici tradizionali.

L'intelligenza creativa, legata all'intuizione, si realizza nella capacità do inventare, di scoprire, di immaginare, ipotizzare, di affrontare con successo situazioni insolite per le quali le conoscenze e le abilità esistenti si mostrano inadeguate.

A differenza dell'intelligenza analitica, che implica risposte determinate, l'intelligenza creativa è aperta a più possibilità di soluzione.

L'intelligenza pratica comprende invece la capacità di usare strumenti, applicare procedure e porre in atto progetti, saper organizzare e pianificare, dimostrare come si fa (Sternberg, 1985).

 

Anche nel pensiero di Piaget viene ribadita l’ importanza del contesto sociale e culturale; l’ autore nei propri studi sullo sviluppo dell’ intelligenza pone attenzione agli aspetti

  • cognitivi,
  • evolutivi,
  • educativi,
  • comportamentali
  • sociali (Piaget, 1964).

L’ intelligenza si sviluppa grazie all’ apprendimento e all’ istruzione e consente all’ individuo di organizzare la propria esperienza nell’ ambiente e di adattarsi al contesto di riferimento.

Il contesto sociale assume un ruolo peculiare, l’ importanza attribuita agli elementi sociali, culturali e personali porta a un superamento della nozione classica di intelligenza intesa come Q.I., come capacità puramente individuale orientando la visione dei ricercatori verso una direzione più ampia e ricca di sfaccettature che portano alla nascita delle teorie sulle intelligenze multiple.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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