Cutting e adolescenza

Dopo aver parlato di bullismo, cyberbullismo, di adolescenza, di educazione socio emotiva, è necessario soffermarci su alcune rischiose “mode” che si stanno diffondendo tra i nostri giovani.

Nella nostra provincia ad esempio, sono in aumento i casi di CUTTING tra adolescenti.

Il termine estero cutting indica il tagliuzzarsi gambe e braccia, collo, schiena, piedi o parti intime attraverso vetri, coltellini, lamette, taglierini, e affini.

Rientra nelle pratiche dell'autolesionismo giovanile, sotto osservazione dalla comunità psicologica già da decenni; ora però gli psicologi scolastici parlano di epidemia e rischio emulazione, probabilmente a causa del mezzo di diffusione virale tecnologico.

Infatti oltre alle autolesioni, il cutting implica il “selfie” o i filmati da condividere con le altre cutter, altre adolescenti che si feriscono e soffrono, moltiplicando giorno dopo giorno le ferite nel loro corpo; queste foto e i video vengono ulteriormente condivisi attraverso chat, gruppi e canali youtube. Per un adolescente fragile è purtroppo facile decidere di provare a gestire le proprie emozioni in questo modo e una volta entrati in contatto con questi gruppi, potrebbe essere difficile trovare altre strategie per stare meglio, dato che perderebbero anche il supporto sociale che trovano in questi contesti.

Pur non essendo una moda esclusivamente femminile, i dati ci dicono che questo autolesionismo riguarda più le femmine che i maschi, come età siamo dai 12 ai 24 anni (ovvero fino alla tarda adolescenza), con un'incidenza del 14% della popolazione adolescente nazionale e con un aumento del 65% di casi negli ultimi tre anni.

Gli studi ci dicono anche che questo autolesionismo rientra nelle strategie di regolazione delle emozioni negative. Gli adolescenti intervistati, affermano di provare sollievo e piacere dopo essersi tagliati; le cause che li spingono a farlo, riferiscono essere: tristezza, depressione, vissuti di inadeguatezza, solitudine, tensione, ansia, conflitti coi genitori, sempre più spesso conseguenza diretta di vissuti di bullismo e/o cyberbullismo.

Il mio consiglio per un genitore che si accorge di questa tendenza autolesionista, come per ogni disagio di natura psicologica è di rivolgervi subito a uno psicologo, è l'unica figura professionale che per legge e competenze può intervenire in maniera efficace.

Se sei un “cutter”, ti invito a richiedere l'aiuto dei tuoi genitori, sarà un percorso duro, ma nessuno più dei tuoi genitori potrà starti vicino con vero amore, accetta il loro aiuto e  aiutali ad aiutarti!

Tagliarsi e farsi male è una strategia distruttiva che si usa per sentirsi meglio quando non si hanno altre strade più efficaci e costruttive. Il ruolo dello psicologo è proprio quello di aiutare a trovarle per affrontare queste sofferenze e disagi.

 

 

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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