Disgusto e Sopravvivenza

Dottoressa Alice Bandino,

psygoalicebandino@outlook.it

 

Darwin fu il primo teorico ad interessarsi al Disgusto, ritenendola un’emozione di base legata al senso del gusto, in relazione sia al cibo che al rifiuto della contaminazione, dello sporco.

Filogeneticamente (in un’ottica evoluzionistica), vengono riconosciute almeno tre antiche categorie di disgusto che hanno concorso alla sopravvivenza della specie umana: verso il cibo, verso gli animali e verso i prodotti corporali.

La prima categoria ha regolato l’alimentazione durante le diverse epoche, inibendo l’assunzione di cibi velenosi o tossici per l’organismo; il disgusto per gli altri animali ha regolato la distanza tra le diverse specie avvicinando quelle più utili e meno pericolose per l’uomo, tenendo alla larga i predatori; la terza categoria ha gestito la territorialità, regolandola con sostanze corporali, marcando i confini dove potersi muovere.

La valenza adattiva di questa emozione la si può notare nella sua varianza sociale più che individuale: cibi considerati disgustosi in alcune parti del mondo, possono essere considerati prelibatezze in altre.

La mobilità dei popoli nel corso della globalizzazione ha ridefinito confini e alleanze, mescolando culture e razze diverse; la multiculturalità e l’integrazione tra popoli ha permesso la conoscenza di altri “gusti” in grado di ridurre il disgusto favorendo emozioni più positive e adattive per la società moderna attuale.

Psicologicamente questa emozione ha ancora una funzione difensiva: alla base ad esempio di fenomeni di soprusi verso la propria specie quali il bullismo, il razzismo e le discriminazioni in genere, oltre a intensi livelli di paura, tristezza e rabbia vi sono livelli di disgusto medio- alti, tanto che nella rieducazione emotiva di bulli o xenofobi , lo psicologo lavora sulla comprensione del significato che riveste per i pazienti il disgusto morale e/o interpersonale che li ha portati ad attuare condotte antisociali. Gli studiosi D’Urso e Trentin nel 2002 hanno teorizzato una triade dell’ostilità formata da disgusto, ostilità e disprezzo, le emozioni negative per eccellenza. Quando a livello interpersonale proviamo disgusto per qualcuno, può capitare di rivalutare lo stesso individuo con la conoscenza delle diversità e l’empatia che può condurre all’inclusione reciproca.

Allo stesso modo, la conoscenza può portare alla scoperta di caratteristiche disgustose per la nostra sopravvivenza fisica o psichica, tanto da portare ad allontanamenti dalla fonte di disagio. La soggettività del disgusto per noi ha valenza elevata nella vita sociale. Lo psicologo con l’alfabetizzazione emotiva, permette al paziente di focalizzare quali sono le caratteristiche che provocano in noi disagio/disgusto verso qualcuno o qualcosa. Comprese queste caratteristiche si può lavorare sulle motivazioni disgustose che diamo a questi disagi e eventualmente rivalutarli, prima di un definitivo allontanamento da essi.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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