EMOZIONI E                      ASCOLTO ATTIVO DELLE VITTIME.

 

 

Dott.ssa Alice Bandino

Psicologa

psygoalicebandino@outlook.it

 

Nelle scorse settimane si è svolta anche sul nostro territorio, una grande mobilitazione associazionistica e comunitaria per la ricorrenza del 25 Novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Da tempo gli addetti ai lavori sull’argomento (e le analisi mediatiche post tragedie lo confermano) lamentano una difficoltà comunicativa tra genere maschile e femminile, sull’interpretazione esatta del confine tra “si e no”.

La psicologia del benessere lamenta che una costante che impedisce veloci cambi di rotta utili alla prevenzione della violenza, pare essere la malsana, anacronistica e ingiusta convinzione che estorcere favori sessuali in cambio di altri favori (o lavori) sia un problema solo delle vittime, di chi otterrà in questo modo un miglioramento carrieristico, lavorativo o personale dall’abusante; colui (o colei), che ha offerto l’aiuto in cambio di un atto sessuale, che pagherà se colpevole secondo la legge (non si sa per quanto e in che modo) spesso viene più o meno pubblicamente difeso con un giustificativo “e ma anche lei poteva prevenire”

Per ogni vittima molestata, abusata, stuprata o uccisa infatti, abbiamo un carnefice convinto che l’unico modo per essere al mondo temporaneamente felice e soddisfatto sia quello di abusare qualcuno utilizzando la forza, il potere fisico o psicologica che sia, indipendentemente dal piacere ugualmente di diritto del malcapitato. I dati ci informano che statisticamente le vittime son donne e i carnefici uomini. Aggiungo solo che esistono diverse variabili, come magari una vergogna degli uomini nel denunciare una molestia/abuso/violenza da una donna o il fatto che ci siano ancora oggettivamente più uomini di potere che donne potenti o forse gli uomini non denunciano perché non considerandola una molestia, la confondono con altro…

Una delle soluzioni proposte dalla psicologia è ripartire dalle basi dell’educazione sin dall'infanzia, affiancandovi una corretta educazione socio emotiva: ad esempio l’ascolto attivo è una delle tecniche dell’assertività (importante competenza emotiva interpersonale) e si fonda sia sulla capacità di leggere i segnali che ci invia l’interlocutore, sia su quella di controllare i segnali che noi emettiamo e di finalizzarli a favorire un’espressione più ap0erta e una maggiore comprensione. Gli uomini dovrebbero essere più partecipi agli incontri di prevenzione, dove la platea è composta quasi sempre da donne. Più ascolto, più empatia. Più comprensione, meno stereotipi di genere. Il 25 Novembre si è invocata più collaborazione dall’universo maschile: abbiamo bisogno di sapere che loro sono con noi nella prevenzione e nella lotta alla violenza!

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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