Emozioni e atteggiamento positivo

 

 

Dott.ssa Alice Bandino,

psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

Lo psicologo americano Daniel Goleman cui va riconosciuto l’onore di aver fatto conoscere le emozioni al grande pubblico con le sue conferenze e i suoi progetti di applicazione dell’ intelligenza emotiva, sottolinea quanto le emozioni positive abbiano un effetto tonificante nella vita degli individui.

Non si tratta di esaltare le emozioni positive spacciandole banalmente come un “valore terapeutico” contro le sofferenze della vita, altrimenti dovrebbe essere scontato che le persone positive non soffriranno mai nella loro vita e sappiamo bene che così non è. Non sarà una risata o la gioia a cambiare la diagnosi di una malattia o a renderci immuni da tristezza, paura, delusioni o fatiche; non è la gioia che ci cura dalla malattia della depressione o che ci farà magicamente evitare le brutture della vita, esistono però delle evidenze scientifiche basate su una mole di studi a livello mondiale su quanto in termini di prevenzione di patologie fisico- mentali e/o di soddisfazione globale della propria vita, un atteggiamento positivo aumenti la sopravvivenza degli individui contro invece un atteggiamento negativo. Cito uno studio degli anni ’90 dello psicologo Chris Peterson, condotto su 122 uomini sopravvissuti a un attacco di cuore: i ricercatori li divisero in due campioni, 25 rispondevano ai criteri che li ponevano tra i “più pessimisti” e altri 25 tra i “più ottimisti”. Otto anni dopo, del primo gruppo 21 erano deceduti, mentre nel gruppo dei 25 positivi, i decessi erano stati “solo” 6(Chris Peterson et al.”Learned Helplessness”, New York 1993).

Il gruppo di ricercatori osservarono come a parità di fattori medici come l’estensione della lesione nel primo infarto o del grado di ostruzione arteriosa, più ancora che il livello di colesterolo o della pressione era stata la predisposizione mentale la discriminante dei due gruppi. Trent’anni dopo quegli studi pilota possiamo asserire che gli individui che utilizzano atteggiamenti ottimistici carichi di speranza per il futuro, non diventano immuni dalle prove della vita, ma certamente sopportano meglio le situazioni difficili, comprese quelle di ordine medico. I pessimisti adottano un atteggiamento senza speranza, senza fiducia, nutrono rancore e vedono le gioie altrui come mancanze di rispetto verso chi soffre. Chi è cresciuto invece nutrendosi di emozioni positive, motivanti, resilienti scegliendo di non esibire il dolore o la tristezza, ma di vivere le emozioni negative rimodulandole in maniera pro-attiva, tendenzialmente riuscirà ad essere felice. E la felicità, la gioia, la speranza, non sono feticci da esibire online o offline: non è con le parole o con un’ immagine che traspare la positività degli individui; le emozioni positive son quel passepartout che distingue le azioni delle persone dalle semplici parole. L’obiettivo di tutti è raggiungere la serenità, la soddisfazione, la gioia dell’ essere vivi; siamo tutti consapevoli di essere impotenti davanti a realtà come le malattie o la morte e questo lo sanno i pessimisti come gli ottimisti, anzi spesso gli ottimisti lo sono diventati proprio cadendo e risollevandosi. Un bambino motivato a rialzarsi dopo una semplice caduta, si sorprenderà di avere ancora la capacità di farlo, nonostante lividi e abrasioni; un bambino che invece dopo la stessa caduta si trovasse di fronte a uno scoppio d’ira del genitore pronto a prendersela o con la goffaggine del figlio, o contro i proprietari del parco giochi o contro un altro bambino (nel caso di un contrasto sportivo ad esempio), non vedrebbe quella caduta nella sua semplicità, ma la vedrebbe come una congiura a suo danno di un insieme di eventi negativi e ineluttabili; sarebbe un danno per la sua autostima, per la sua fiducia nell’essere umano. Come per ogni costrutto mentale, l’esempio è il miglior dono che possiamo fare ai nostri figli: renderli ottimisti essendolo noi stessi, sentirsi parte di una comunità condividendone le norme, essere positivi e fidarsi delle Istituzioni, evitare di aderire a teorie complottiste, insegnar loro la fiducia nel prossimo, nonostante le brutture che ci rimandano le cronache, insegnare a migliorare il tessuto sociale in cui si vive senza isolarli dai coetanei e dalla realtà, alla ricerca di un mondo alternativo anacronistico; non imponiamo il rifuggire la modernità ma insegniamo loro a farvi fronte. Insegnare l’ottimismo e la speranza è il più grande lascito che possiamo far loro.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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