eMOZIONI E CHAT

Emozioni nei “Gruppi Chat”

                  Dott.ssa Alice Bandino

psygoalicebandino@outlook.it

 

Scrive una lettrice“restìa a qualsiasi attività”che possa metterla nelle condizioni di frequentare luoghi o edifici, non coperti da connessione internet, sì da non essere reperibile per utilizzare la chat per essere costantemente informata su eventuali comunicazioni, nei gruppi chat cui fa parte non solo per lei, ma per molteplici attività dei propri figli.

Partiremo dalla lettera della signora  per osservare da una prospettiva psicologica la condivisione sociale delle emozioni in chat.

L’applicazione chat per cellulari Whatsapp(la più utilizzata nella nostra Regione), permette di inviare messaggi, immagini, messaggi vocali e video a tutti, anche a chi si trova dall’altro lato del mondo, purchè si abbia una connessione, e ad oggi è la più utilizzata in Italia. Permette anche di creare dei gruppi specifici, dove l’argomento è esclusivo e comune a tutti i partecipanti: innumerevoli chat, quante sono le interazioni gruppali possibili.

Quando come psicologi ci occupiamo di insegnare agli adulti a utilizzare l’intelligenza emotiva su Internet, presentiamo per prima cosa il suo aspetto“sano”: una risorsa moderna per rinforzare in modo positivo le relazioni della vita reale, e non per scrivere quello che non si riesce a dire di persona o per danneggiare volutamente qualcuno, o ancora peggio per sfogare eventuali frustrazioni, perché si rischia di creare malintesi, sofferenze che se non risolte poi privatamente, possono portare anche alla rottura di rapporti sociali. Il valore di un dialogo in chat, sia che serva per uscire dal silenzio di una solitudine, sia che serva per stringere/ mantenere rapporti affettivi, è senza dubbio molto importante se provoca nel gruppo serenità, divertimento, svago, supporto. Non tutti però riescono a gestire l’uso della tecnologia e il rischio è che dalla semplice condivisione di informazioni o emozioni, si passi a uno stato patologico chiamato Internet Addiction Disorder (I.A.D), non inserito nel DSM V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), ma posto nella sua Appendice, per promuovere studi che supportino meglio le tesi su questo disturbo legato all’abuso di Internet(chat comprese).

La signora dovrebbe cercare un sostegno per verificare con un professionista se oltre a questa spinta irrefrenabile ad essere sempre on-line, che lei definisce “invalidante” (e che ricorda la nomofobia), si accosta anche ad altri segnali tipici dell’ I.A.D. come perdere il senso del tempo in chat, avere problemi nel portare a termine i compiti a casa o al lavoro, isolamento dalla famiglia e dagli amici, sentimenti di colpa legati all’uso delle chat che alla lunga provocano reazioni di ansia, depressione, rabbia, rimorso che dalla vita on line si ripercuotono sulla vita offline e viceversa. Sembra scontato ribadire che vi sono utenti più a rischio di altri nel non riuscire a gestire i rinforzi piacevoli dello stare online; la tecnologia non peggiora un individuo se non vi è già in lui una tendenza a farsi manipolare/condizionare dagli stimoli esterni(qualsiasi sia l’età). Con l’ educazione socio emotiva, si possono rafforzare competenze emotive come autostima, assertività o resilienza, utili per contrastare anche queste moderne dipendenze.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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