Emozioni e Coraggio

 

Dott.ssa Alice Bandino,

psicologa,

www.psygoalicebandino.it

abandino79@hotmail.it

 

Una delle discriminanti maggiori che rendono un’azione più o meno rilevante per l’opinione pubblica è senza dubbio il coraggio. Come tutte le competenze emotive, il coraggio è un costrutto formato da molteplici emozioni ed è correlato direttamente con la motivazione del soggetto, ovvero non è un’azione istintiva e irrazionale ma è un atto profondo, un ventaglio di emozioni utile per finalizzare un nostro obiettivo che ci soddisfi e appaghi.

Le emozioni principali che sottendono questo costrutto sono quindi intense e rivolte alla realizzazione di un nostro scopo: ecco quindi che da sempre il coraggio ha contraddistinto le storie avventurose, romantiche, religiose, politiche o sociali della letteratura e della storia, attirando l’attenzione dei lettori e dei sostenitori verso eroi o eroine che a discapito della propria serenità e a volte incolumità, hanno compiuto azioni memorabili che più o meno inconsciamente condividiamo. Anche la cronaca dei mezzi di informazione utilizza questa empatia tra lettori e personaggi per scegliere la modalità nel dare risalto a episodi che suscitino emozioni forti e condivise, frutto di scelte giustappunto coraggiose. Ma quand’è che un individuo può essere definito “coraggioso”? Il lavoro clinico mi porta a rispondere che è nel momento che incontriamo un qualsiasi ostacolo apparentemente senza via d’uscita che si presenta la possibilità di essere coraggiosi; inoltre, il coraggio protratto nel tempo e assimilato come stile di vita, si rivela spesso una soluzione positiva e vincente per raggiungere obiettivi ragguardevoli durante l’arco di vita. E’infatti notevole come il coraggio moduli positivamente l’autostima così da valutare eventuali sconfitte come insegnamenti, utili alla conoscenza di se stessi e dei propri limiti, insegnamenti che potrebbero risultare propedeutici per il futuro. Coraggio in questo caso significherà non ripetere gli stessi errori, per ottenere risultati diversi in meglio è necessario avere il coraggio di compiere scelte diverse, percorrere strade nuove se le precedenti son risultate vicoli ciechi utili certamente, ma pur sempre senza sbocchi per il nostro benessere. Nel momento in cui accettiamo i nostri fallimenti, ecco che abbiamo chiara la nostra situazione e possiamo scegliere ciò che va fatto o ciò che vogliamo fare. Non sempre le due cose coincidono, sovente i ruoli e le impostazioni societarie non vanno di pari passo con le nostre emozioni: una trentenne in carriera probabilmente avrà scelto coraggiosamente di inseguire le sue aspirazioni professionali tralasciando magari altre aree della propria vita, più o meno consapevolmente e più della opinione comune del campanello biologico che avanza inesorabile; allo stesso modo avrebbe potuto scegliere una carriera lavorativa meno strutturata che le permettesse di metter su famiglia col benestare dell’orologio biologico. Ha comunque scelto e quindi il coraggio ha determinato i risultati. Ma cosa celiamo dietro il coraggio? La gioia, la speranza, la rabbia, la paura, il disgusto “nutrono” il costrutto. Alti livelli di tristezza che caratterizzano la depressione sono inversalmente proporzionali al coraggio. La tristezza eccessiva blocca il coraggio e impedisce la realizzazione di azioni positive, siano storie d’amore, obiettivi professionali, creatività, ruoli genitoriali, ruoli politici, religiosi ecc; per mancanza di coraggio non si riesce a concludere un progetto sognato che ci farebbe stare bene, ci migliorerebbe, ci premierebbe, le azioni per superare gli ostacoli che ci porteranno alla meta restano potenziali o parziali, ma non effettivi. La motivazione senza coraggio non può niente e questo dovremmo tenerlo sempre presente, soprattutto quando ci apprestiamo a iniziare nuovi percorsi.  le emozioni negative son quelle che si mettono di traverso tra noi e il raggiungimento dei nostri obiettivi. Proviamo rabbia per un torto sorbito, proviamo rabbia verso noi stessi per non aver saputo cogliere quell'occasione; proviamo tristezza per l'assenza di qualcosa o qualcuno che vorremmo; proviamo paura o disgusto per qualcosa che mette in pericolo la nostra incolumità (fisica o psichica che sia). Di contro dovremmo provare gioia e sorpresa ogni qualvolta raggiungiamo un obiettivo funzionale al nostro piacere. ✓Eppure,spesso, è solo col coraggio che riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi. Occorre coraggio per perseguirli, occorre coraggio per far fronte alle delusioni, occorre coraggio per non farsi influenzare dalle opinioni altrui a discapito della propria felicità.

Fateci caso: le persone più manipolabili dai narcisisti o dai bugiardi son senza coraggio; in una diatriba non si schierano per obiettività o per idee, ma solo per tedio, per poco coraggio, perché ciò che crede la massa è "la verità".
Persone che fanno gruppo pur non condividendo gesti e idee, ma che non hanno il coraggio di farsi due domande in più. Son quelle che credono a ciò "che meno li spaventa, che è più simile a ciò che la massa vuole"; non lavorano abbastanza, non studiano, son infelici della propria situazione, hanno tanto tempo libero per meditare vendette e ordire trame assurde che solo chi non ha il coraggio di farsi due domande o è come loro, può condividere.
✓Abbiate il coraggio di farvi due domande e valutare obiettivamente le situazioni. Lasciate andare le persone nocive che si pongono tra voi e i vostri obiettivi e abbiate il coraggio di pensare solo con la vostra testa. Le persone nocive lo restano a vita e le prossime vittime potreste essere voi. Abbiate il coraggio di vivere la vostra vita ponendovi degli obiettivi, ricordiamo che "le perle non si sciolgono nel fango mentre il fango resta sempre e solo fango"

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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