EMOZIONI E DISTRUZIONE

Dott.ssa Alice Bandino

psicologa, psiconcologa psygoalicebandino@outlook.it

 

Nelle scorse settimane non troppo lontano dal nostro Mediocampidano, si è compiuto l’ennesimo atto di femminicidio per mano ancora di chi diceva di amarla e di non poter vivere senza di lei : una donna di 32 anni uccisa con dieci coltellate dal marito prossimo ai 50 anni (ma evidentemente emotivamente non ancora maturo), mentre nella stanza affianco le tre figlie sentivano le urla della madre, chiuse a chiave e impotenti.

Abbiamo parlato altre volte delle emozioni che sottendono a sentimenti di morte e distruzione, suicidi o tentati suicidi visti come unica soluzione per non soffrire. Ma cosa spinge una persona a decidere che “…no, non sarò io a sparire dalla tua vita, ma tu dalla faccia della terra…”?

Apparentemente chi si prende la facoltà di decidere sulla vita di un altro essere umano può apparire una persona sicura, forte, imponente; è sufficiente però prendere due informazioni sugli assassini di queste donne, vittime di questi “grandi uomini” e il ritratto che ne viene fuori, l’identikit è tristemente ripetitivo: differiscono per grado di istruzione, lavoro, età, numero di figli, geografia ma fondamentalmente restano costanti le emozioni scatenanti il folle gesto: paura, vergogna, sorpresa, rabbia, insicurezza, trasformano i compagni di una vita in freddi assassini senza pietà.

A volte basta un litigio, altre volte un tradimento o una separazione per decretare che la donna in questione si merita una bella lezione, perché l’affronto di essere abbandonati non è accettabile. In un attimo non si pensa più ai figli, al futuro, ai traumi che proprio a questi figli si possono arrecare per il resto della vita, vite che se non sostenute adeguatamente potrebbero perdere valore e convergere in circoli viziosi di rabbia e dolore.

La minaccia “ti distruggo” prende vita; in Italia negli ultimi dieci anni son morte 1750 donne, uccise dall’incapacità di stare al mondo di altre 1750 persone (quasi tutti uomini).

In psicologia sappiamo che una persona con una sufficiente autostima, emotivamente sana, con fiducia nelle proprie capacità, con abbastanza forza per credere in una rinascita dopo un abbandono, non ha bisogno di trovare e sopprimere la “fonte dei propri guai”. Chi non ha fiducia nella propria resilienza, chi non vuole reagire, si ostinerà nel voler trovare “altra” causa ai suoi mali. Parlare e raccontare le storie di queste donne serve per attivare in chi legge, campanelli d’allarme nel caso ci si riveda nella descrizione delle dinamiche, o se si ha il dubbio che una nostra conoscente stia rischiando. La prevenzione è esattamente questo, evitare di girarsi dall’altra parte, invocando pene certe e aiuto delle Istituzioni, ma non mostrando empatia verso chi è vicino a noi.

La prevenzione significa insegnare ai nostri figli a bastarsi, a realizzarsi e a contare su se stessi, maschi e femmine che siano. Per il padre dell’Intelligenza Emotiva, Daniel Goleman, la prevenzione socio emotiva contro la violenza di genere aiuterà le persone a procedere, ad essere più compassionevoli, più accoglienti, più consapevoli e capaci di condurre la loro vita meglio, essere persone più felici. Queste competenze s’imparano da piccoli, da grandi si possono smussare gli angoli, ma le emozioni più importanti le apprendiamo in famiglia, prima che a scuola o nella società. Se si è persone felici, pur nelle difficoltà, difficilmente si potrà togliere valore alla vita, che sia la nostra o quella di chi cammina affianco a noi, che sia per sempre o per meno.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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