EMOZIONI E FORMAZIONE REATTIVA

 

Dott.ssa Alice Bandino*,

*psicologa,

psygoalicebandino@outlook.it

 

La formazione reattiva è quel meccanismo di difesa per cui un sentimento viene convertito nel suo contrario: ad esempio un’ostentata tolleranza, amore e disponibilità per nascondere dolore, rabbia e aggressività.

I bambini in età prescolare (prima dei 5/6 anni), possiedono solitamente quelle norme/competenze che permettono loro di sapere cosa è giusto o sbagliato e cosa li farà andare verso un premio o verso una punizione. Naturalmente, essendo in uno stadio di sviluppo ancora egocentrico, non sono ancora consapevoli che le emozioni sono tante e che la stessa situazione può suscitare il bene o il male in modo ambivalente, senza perciò essere o tutto bene o tutto male.

Spesso nei bambini questo fenomeno si nota chiaramente quando nasce un fratellino: tutti son felici, tranne il bambino che (nella sua fantasia) perderà la sua esclusività nelle attenzioni dei genitori. Sebbene abbia scritto nella sua fantasia, in realtà è ciò che effettivamente avviene se guardiamo la realtà con gli occhi di un bambino: i nove mesi di gestazione sono già psico-fisiologicamente stressanti, se poi aggiungiamo la presenza di altri figli, è probabile che gli adulti non riescano a prendere abbastanza sul serio questo disagio nascosto dei figli maggiori. Un capitolo a parte meriterebbe poi la descrizione delle emozioni per la nascita di nuovi fratelli/sorelle nati in famiglie allargate o comunque non tradizionali, tanto “accettate” da noi adulti, un po’ meno per i bambini che vedono nei propri genitori il loro punto fermo, che rischia di essere scardinato dal futuro nascituro, figuriamoci poi se in una situazione di non convivenza quotidiana con un genitore che invece si creerà un nuovo nucleo familiare! Insomma, in questi casi la formazione reattiva è giustificata, vista l’età dei bambini che la sperimentano: l’invidia può essere più o meno manifesta; ci son fratelli che litigano e si scontrano fisicamente, ma è possibile che altri utilizzino la formazione reattiva, ad esempio cullando il fratellino in modo un po’ troppo forte, spingendo il biberone un po’ troppo in fondo, cantando la ninna nanna con voce troppo alta. Come sempre quando si parla di intelligenza emotiva, per prevenire queste azioni che nascono sempre dalla rabbia o paura (di perdere l’amore dei genitori in questo caso), è necessario confortare e rassicurare i bambini non solo sull’innocenza del nuovo bambino, ma soprattutto attivando comportamenti di cambiamento graduali, gestendo eventuali conflitti tra adulti e evitando di responsabilizzare all’improvviso i fratelli maggiori, come se ci si stesse rivolgendo a degli adulti. Come tutti i traumi avvenuti in quel periodo, queste reazioni possono trascinarsi anche in età adulta: pensiamo a quegli adulti che vivono male i successi dei colleghi pur brindando gioiosamente con loro in ufficio; pensiamo a un figlio che accudisce i genitori malati o anziani apparentemente con amore e dedizione ma in realtà carichi di rancore; una neomamma che deve dimostrare solo gioia e amore verso un neonato che invece stravolge la vita; un coniuge che sopporta stoicamente un partner fedifrago pur di non essere abbandonati. Il lavoro clinico in studio permette ai pazienti di “riappacificarsi”con le proprie paure e di gestire la propria rabbia, capendo l’origine dell’invidia senza celarle in emozioni socialmente accettabili.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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