EMOZIONI E ALIENAZIONE PARENTALE parte 2

 

 

Dott.ssa Alice Bandino,

psicologa, psygoalicebandino@outlook.it

 

Nello scorso numero abbiamo parlato della P.A.S. (sindrome da alienazione parentale), fenomeno per il quale uno dei due genitori inizia un “processo psicologico”contro l’altro, utilizzando i figli come ricatto emotivo principale. Talvolta la campagna denigratoria è talmente potente da scoraggiare il “genitore bersaglio”dal proseguire realmente la frequentazione coi figli, pur di non scontrarsi tra ex; altre volte son i figli a prendere posizione e non voler più incontrare il genitore “crudele” nonostante le accuse non trovino conferme nella realtà dei fatti. Nonostante sia ormai risaputo quanto le ferite emotive nell’infanzia influenzino il nostro sviluppo futuro, esistono ancora genitori che non riescono a gestire i loro conflitti, delusioni o rancori senza coinvolgere i figli. La giurisprudenza cerca di prevenire queste guerre favorendo l’affidamento congiunto che cerca di responsabilizzare e “dividere” equamente diritti e doveri dei due genitori nei confronti dei figli sia economicamente che in termini di tempo da passare coi figli, festività e vacanze alternativamente passate con entrambi i genitori, così da mantenere vivo e continuativo il rapporto materno e paterno. Ma quali sono esempi di emozioni riportate dai minori (nel periodo adolescenziale emergono in modo particolare), in casi palesi di alienazione?

“Non voglio più vedere mio padre perché lo odio, non da i soldi per me alla mamma…”; “la nuova compagna di papà pulisce e cucina meglio di te che non sai fare niente, vergognati”; “non voglio più stare con mia mamma perché è cattiva, ha abbandonato il papà e ora devo prendermene cura io…”; “se ti sei rifatto una famiglia vuol dire che fai schifo, non ti importa di noi e non ci meriti ma ci devi dare i soldi..”; “non ho chiesto io di nascere, ci hai rovinato la vita, sei un mostro..”, “sei un fallito, non hai saputo mantenerti una famiglia”, “non ho potuto studiare perché mamma non poteva, per colpa tua..”, fino ad arrivare a casi limite “papà (o mamma), ha abusato di me”.

I sentimenti riportati come esempi, sono il frutto di un lavorìo psicologico a “trivella”, ovvero sono emozioni penetrate nella memoria che hanno creato false credenze del minore, infilatesi nella memoria degli avvenimenti familiari, che hanno spinto i ricordi pre-separazione verso un livello più remoto, esasperando e adattando alla realtà la visione catastrofica del genitore accusatore. La realtà viene vista con una sorta di lenti appannate, dove il papà o la mamma mostro, vengono “puniti”; i figli usati come merce di scambio “ritiro le accuse se torni a casa da noi” o “vengo in vacanza con te se paghi tutti gli arretrati alla mamma..”. Agire per tempo per tutelare i bambini sarebbe l’ideale viste le lungaggini di prese in carico, accuse, verifiche, indagini e udienze. La soluzione migliore auspicata dagli operatori resta la Prevenzione e il sostegno immediato in tutti i casi di separazione. Un giorno i figli cresceranno e probabilmente usciranno da questa simbiosi malata, riuscendo a ricucire il rapporto con l’ex-genitore mostro e abbandonando colui che ha falsato la realtà. Senza voler sminuire i casi reali di abusi, violenze, abbandoni e trascuratezze economiche o emotive genitoriali, bisogna prevenire le conseguenze negative che possono essere davvero tragiche per tutti gli attori coinvolti, adulti e minori, lavorando in rete.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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