EMOZIONI E TERZA ETA’

Dott.ssa Alice Bandino,

psicologa, psiconcologa,

psygoalicebandino@outlook.it

 

La prima abissale differenza tra la terza età di oggi e quella degli anni ‘60/’90, è l’aumento della durata di vita media. E la prima domanda che viene in mente è proprio: ma come ci arriverò? Fisicamente, psicologicamente, finanziariamente e socialmente come sarò da anziano? Innanzitutto paragonando la nostra vita a un viaggio, se prima come bagaglio poteva bastare un trolley, con l’aumentare degli anni occorrerà dotarsi di un bagaglio più grande, nella previsione di vivere molte più esperienze dei “nonni”del secolo scorso! Naturalmente tutto questo ha i suoi pro e i suoi contro, è infatti differente arrivare a compiere 80/90 anni in salute, con qualche lieve acciacco, avendo magari anche combattuto e superato qualche patologia più o meno seria, anziché passare gli ultimi dieci, vent’anni allettati e/o imprigionati in patologie serie invalidanti o neurodegenerative. La scienza in tal senso, nell’ultimo cinquantennio è certamente progredita, sia con l’affinarsi di nuove terapie che scoprendo molte cause e concause di numerose patologie. Questo ha fatto si che l’OMS mettesse al centro della stessa sanità e della cura e del benessere dei cittadini la Prevenzione. Ma perché mai un giovane o un giovane adulto dovrebbero preoccuparsi oggi di quel che potrebbe accadergli da qui ad altri cinque decenni?

L’importanza della prevenzione sta proprio in questo quesito e la prevenzione funziona non tanto attuandola “a gregge”, “a tappeto”, quanto diffondendo il concetto dell’importanza di utilizzare al meglio glia anni che abbiamo, così da arrivare a vivere dignitosamente più tempo possibile durante la vita, prevenendo sin da piccoli, dall’età prescolastica, quei comportamenti che ci permettono di raggiungere questo importante obiettivo. La salute fisica e psichica è ciò che ognuno di noi desidera e probabilmente quella fisica era fino a qualche decennio fa, l’unica sulla quale si investivano risorse umane ed economiche; con il diffondersi della cultura psicologica, dell’intelligenza emotiva, dell’applicazione della stessa a quasi tutti i campi del sapere, si sensibilizzano le comunità sull’importanza di creare reti familiari e sociali idonee a promuovere rapporti pro sociali attivi e soddisfacenti, non solo nel presente ma per un sereno futuro. Perché dovremmo impegnarci ad essere degli adulti, dei genitori, dei colleghi, dei datori, dei dipendenti empatici e “gentili”? La risposta che più di tutte risponde a questo quesito è fondamentalmente questa: “per non morire soli”. Combattere il bullismo, i soprusi, promuovere il benessere psicologico e sociale, migliorare e abbellire le nostre città aiuta.

Questo non significa farsi andare bene tutto e tutti per non restare soli, ma significa coltivare per tutta la vita rapporti e relazioni sincere e appaganti, estirpare quei rapporti che opprimono e feriscono, che fanno ammalare prima psicologicamente e poi fisicamente. Le emozioni positive, la socialità, lo sport, le associazioni, tutti i gruppi che promuovono l’incontro e la condivisione sono ciò che ci serve per essere protagonisti della nostra vita e non semplici comparse.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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