EMOZIONI E TIFO SPORTIVO VIOLENTO

 

dott.ssa Alice Bandino,

psicologa,

psygoalicebandino@outlook.it

 

Spesso le cronache ci hanno abituati a fatti deplorevoli e gravi che avvengono in un ambiente che per autonomasia dovrebbe essere la culla di valori civili quali il rispetto, lo spirito di gruppo, la gioia, la tolleranza, l’integrazione, la fiducia, la sana competizione: l’ambiente delle società sportive.

Chiunque abbia un po’ di esperienza diretta o indiretta in questi ambienti, sa che una delle spine nel fianco di qualsiasi competizione sportiva è proprio il modo di alcuni tifosi di “sostenere”la propria squadra. Mi è capitato negli anni di assistere a competizioni sportive di pallacanestro, pallavolo, calcio, hockey sul ghiaccio, tennis e, indipendentemente dallo sport e dalla categoria delle squadre, ho assistito a episodi dove il tifo non era un sostegno alla propria squadra ma un modo bellicoso di annullare e battere “il nemico”, ovvero la squadra avversaria, la dirigenza avversaria, i direttori di gara e naturalmente i sostenitori; capita che le contestazioni scattino anche per le scelte in campo dei tecnici della propria squadra, a dimostrazione che alcuni tifosi non vanno li per sostenere ma per sete di vittoria e di riscatto.

Cosa scatta nel cervello delle persone quando decidono di abbandonare ogni parvenza di civiltà per diventare così? Cosa spinge genitori, parenti o amici a insultare gli altri, dare consigli (non richiesti) a chi forma le squadre in campo e a far convergere in rabbia le proprie emozioni? La parola tifo in greco antico significa “febbre” e il delirio febbrile rende bene l’idea del “delirio”nel tifo violento. Negli anni ‘80/’90 si pensò subito di relegare il tutto all’ “ignoranza culturale”, poi numerose ricerche hanno dimostrato che non vi è correlazione diretta tra professione, titolo di studio e violenza, mentre c’è un’alta correlazione tra tifo violento e “ignoranza socio- emotiva” (dott.ssa Valentina D’Urso, “Arrabbiarsi”, Padova). Ci sono persone più predisposte ad esprimere in maniera violenta e distruttiva la propria rabbia, non la sanno gestire; vivono le sconfitte sportive come una sconfitta personale; la loro frustrazione della vita quotidiana viene incanalata in un nemico comune (l’avversario o la dirigenza della propria fazione), reo di rappresentare l’ostacolo alla vittoria sul campo, ma in realtà capro espiatorio delle proprie debolezze. L’intolleranza verso le regole e l’autorità spinge questi soggetti a trasformarsi e a trasformare ogni partita in una crociata.

Alcune società alla luce di questo problema, cercano con l’educazione socio emotiva di “prevenire”questo disagio sin dalle categorie dei bambini, sia per risparmiare questi teatrini diseducativi ai minori che potrebbero emulare gli adulti (se lo fanno i genitori, perché non dovrebbero poterlo fare anche loro?), sia per evitare alla squadra le pesanti sanzioni e penalità atte a reprimere ogni comportamento anti-sportivo sugli spalti.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

- Studio "PSYGO"

  • Via Roma 171

09037 San Gavino M.le -VS-

 

p. iva 03565620923

 

347/1814992

 

Pagamenti anche in Sardex

 

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© PSYGO Dott.Alice Bandino Partita IVA: 03565620923