L’EMPATIA CONTRO IL CYBERBULLISMO

Dott.ssa Alice Bandino*

psygoalicebandino@outlook.it

*psicologa

 

Mi scrive un educatore per chiedermi come si può parlare ai ragazzi di cyberbullismo da un punto di vista psicologico da inserire in un discorso globale, educativo, sociale e/o penale.

Quando parlo ai ragazzi o agli adulti di cyberbullismo (cb), ho spesso l’impressione che nonostante se ne parli tanto e si faccia sempre più prevenzione nelle scuole, vi sia certamente più informazione sul fenomeno, ma ancora poca empatia, una semplice maleducazione tipica dei giovani.

Il cb è estremamente dannoso per tutte le figure coinvolte: oltre a causare gli stessi traumi emotivi che avvengono nei fenomeni off-line quali il bullismo, l’emarginazione o il mobbing, ha come aggravante l’effetto virale che tutto il materiale on-line può raggiungere. Chi ha mai sentito parlare gergalmente di “nonnismo”sa bene che quel fenomeno durava(fisicamente), al massimo quanto il servizio militare e la maggior parte delle volte solo i primi mesi di Naia; il bullismo stesso è spesso circoscritto a un ambiente sociale e temporale ben definito e chiusa la porta di casa si può staccare dai bulli. Ma col cb non si può staccare internet e tornare alla vita normale neanche il tempo di una notte: quando vittime, c-bulli e c-osservatori dormono, il materiale diffuso su canali video, social network, chat vaga nella “rete”alla mercè di chiunque possa accedere a una connessione, in ogni parte del mondo, spesso salvato in pc o memorie cellulari. Questa sua caratteristica rende l’idea di quanta angoscia, paura, sorpresa, tristezza, ansia, rabbia, disgusto causi questo fenomeno.

La cronaca riporta sempre più spesso casi in cui le vittime si son sentite così “indifese”da togliersi la vita, convinti di essere stati irrimediabilmente rovinati. Questo accade soprattutto a personalità fragili o comunque dall’autostima completamente annullata: vite dove vergogna, senso di colpa e desiderabilità sociale hanno avuto il sopravvento sulla propria sopravvivenza e che coincide spesso con l’adolescenza, periodo già ricco di tempeste emotive.

Altra caratteristica importante è la non definibilità di una fascia d’età unica da controllare: è vero che si fa molta prevenzione nelle scuole ma ogni Comune e ogni comunità dovrebbe investire sulla Prevenzione empatica del fenomeno, visto l’uso scorretto che molti adulti fanno dei Social Network.

Son concetti forti ma che è giusto ricordare ogni qualvolta si parla di cb. Non si può solo simpatizzare con l’argomento: serve un’educazione emotiva seria e a tappeto sulla popolazione potenziale; tutti quelli che hanno una connessione dovrebbero conoscere i danni socio-emotivi che potrebbero causare uno screenshot, foto o video imbarazzanti, un messaggio vocale, una diffamazione o una calunnia altrui condivisa socialmente on line.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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