EMPATIA E BULLISMO

Dott.ssa Alice Bandino

Psicologa, psygoalicebandino@outlook.it

Abbiamo più volte parlato in questa rubrica delle “emozioni nel bullismo”, delle differenze emotive dei bulli, delle vittime e degli osservatori attivi (quando vedono e intervengono in soccorso della vittima o in sostegno del bullo), e passivi (quando guardano i soprusi senza intervenire). Tutti ormai sanno dare una definizione più o meno corretta sull’Empatia e sui benefici che questa competenza emotiva può apportare alla nostra vita in tutti gli ambiti.

Nella mia ricerca del 2010/2011( svolta su 2000 studenti delle terze, quarte e quinte di nove scuole superiori presenti tra il Medio Campidano e Cagliari) sulla Condivisione delle Emozioni su FB, erano emersi dati interessanti sulle motivazioni e sull’utilizzo emotivo di FB che quegli studenti dichiaravano nel proprio questionario. A distanza di cinque anni, confrontando quei dati con le osservazioni e le lezioni svolte durante il Progetto “Campioni di Razza” (contro il Razzismo e le discriminazioni), sugli studenti delle medie e del biennio delle superiori, è possibile notare una prima differenza sostanziale tra i due progetti. Innanzitutto, il tempo per l’utilizzo dei nuovi strumenti come i video in diretta, le chat di Whatsapp o Messanger e Instagram oggi, nel nostro territorio, è nettamente superiore durante l’arco della giornata, rispetto ai dati di cinque anni fa; pare vi sia in atto una sovrapposizione della vita offline con quella online, si litiga online e si risolve fisicamente offline. Se prima la creazione di un account si aggirava intorno ai 13/15 anni, oggi già tra la quinta elementare e la prima media la maggior parte degli studenti osservati ha un account con cui collegarsi o dal proprio telefono o da un qualsiasi pc o dal telefono dei genitori; a questo anticipo non è corrisposto un precoce sviluppo bio-psico-emotivo dei minori e le conseguenze son sotto gli occhi di tutti.

I fatti di cronaca sul bullismo e cyberbullismo sono sempre più diffusi e il recente fatto al femminile accaduto a Muravera (che ha ottenuto su Fb milioni di visualizzazioni e chissà quanti salvataggi, prima di essere rimosso), ha per qualche giorno scosso l’opinione pubblica sarda e non solo, facendo intervenire nel dibattito online e offline anche ministri, assessori regionali e comunali, sindaci, genitori, esperti e gente comune immedesimati nell’umiliazione subita dalla vittima. Naturalmente se bastasse un video per sensibilizzare e risolvere una problematica saremmo tutti contenti, in realtà il costrutto psico-biologico che sottende l’Empatia parte dai neuroni a specchio che intuitivamente necessitano prima di tutto di contatto visivo ovvero, per entrare nei panni dell’altro è necessario conoscere e capire cosa l’altro prova, osservarne reazioni e emozioni per comprenderne le azioni. Non basta immedesimarsi, bisogna ragionare come ragiona la persona che abbiamo davanti, per capirne il presente dobbiamo sforzarci di conoscerne il passato, l’ambiente dove è cresciuto, l’educazione ricevuta, eventuali disagi. E’difficile immedesimarsi in una bulla che perpetra soprusi e umiliazioni su una persona più debole ed è socialmente indifendibile nonostante la giovane età. Eppure, passata la prima reazione di rabbia, dovremmo tutti collaborare per garantire a tutti i nostri minori quella presa di coscienza necessaria per sconfiggere questa e altre problematiche correlate ad essa. L’empatia è più efficace se appresa in famiglia e a scuola sin dall’infanzia e poi rinforzata nel corso della vita. Se non interveniamo prima sugli adulti, non potrà mai esserci questa presa di coscienza. Se non diamo noi l’esempio empatico i “giovani”non ci ascolteranno mai.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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