Le Emozioni esperite son come una cascata, in base all'intensità.

ESPERIRE LE EMOZIONI

Alice Bandino*,

*psicologa e psiconcologa,

psygoalicebandino@outlook.it

 

 

Durante il ciclo di vita di ognuno di noi, esistono dei momenti fisiologici universalmente stressanti.

A tutti può capitare infatti di sperimentare abbandoni, rotture, screzi, patologie proprie o dei propri cari, perdita del lavoro, matrimoni o separazioni, crisi economica più o meno temporanea, ecc. Ciò che però contraddistingue le nostre reazioni in questi casi, è l’esperire o meno le emozioni sprigionate da questi eventi. Perché gli psicologi insistono sull’importanza della prevenzione in psicologia? Perché dovremmo imparare a gestire le emozioni e a esperirle correttamente? Esperire significa appunto “metterle in atto, esprimerle”per gestirle. Dietro ognuno degli avvenimenti elencati precedentemente, abbiamo infatti una quota di energia che necessita di uscire dalla nostra mente, e dal nostro corpo. I risultati delle ricerche in merito ci dicono che le donne esprimono più facilmente le proprie emozioni, altre ricerche confermano che in realtà gli uomini tendono a non farlo solo per un retaggio educativo. Prendiamo come esempio il lutto: nei cortei funebri, sin dai tempi dell’Antica Grecia, erano le donne a rappresentare il dolore e l’angoscia per la perdita; ancora oggi, le donne esprimono più facilmente il dolore col pianto. E gli uomini? Fondamentalmente ad oggi è accertato che le persone che non esperiscono le emozioni (specie quelle negative), sono più soggette a patologie psicofisiologiche a danno del sistema cardio circolatorio come ictus, infarti, problemi pressori, diabete, ma anche malattie psicosomatiche come allergie, psoriasi e a livello psicologico depressione, ansia, attacchi di panico e disturbi del comportamento, dipendenze da sostanze varie vecchie e nuove, comportamenti a rischio fino alla ricerca inconscia della morte: gli uomini a livello di incidenza di tutte queste patologie, superano le donne. E già questa è una conseguenza diretta della maggior riservatezza emotiva maschile, che se non parlano devono comunque sfogare in altri modi questa tensione. L’intelligenza emotiva che permette di insegnare ai bambini sin dall’asilo ad esprimere le proprie emozioni senza distinzione di sesso, mira a ridurre drasticamente queste problematiche. Se non è possibile cambiare il mondo, è però possibile cambiare il nostro modo di stare al mondo. Perché non esprimiamo ad esempio la rabbia o la tristezza? Fondamentalmente perché nessuno ci insegna a farlo: siamo abituati a esprimerla piangendo, urlando, imprecando, alzando le mani e scaraventando oggetti, che va bene se siamo soli in una stanza, ma se la rivolgiamo ad altre persone, si capisce perché spesso si preferisce non farlo. Eppure esistono tanti modi per farlo senza danneggiare gli altri, ad esempio parlando della nostra rabbia esprimendola a parole prima ancora che coi gesti. Cosa ci fa arrabbiare? Soprattutto il sentirci ingannati. La mancanza di rispetto delle nostre emozioni ci fa sentire fragili e arrabbiati, impauriti per le conseguenze e soprattutto senza via d’uscita se non lo sfogo immediato e quando (per diversi motivi), non possiamo sfogarci con chi ci ha fatto del male, coviamo strategie alternative per non soffrire. Cerchiamo di curare le nostre ferite tamponandole con tutto ciò che riusciamo a trovare. Non ci fermiamo a pensare alle nostre vere emozioni che spesso sotterriamo perché seguirle sarebbe fonte di dolore per altre persone. O almeno così ci hanno insegnato: la nostra felicità va a discapito spesso della felicità altrui, quindi per un senso di martirio collettivo incomprensibile, non solo non sfoghiamo la rabbia, ma neanche la felicità. La gioia non esperita ci lascia con l’amaro in bocca, con un senso generale di pessimismo, di terrore scaramantico che le cose andranno male per l’invidia altrui.

Le persone che seguono le emozioni sono spesso “giudicate”egoiste e opportuniste. Psicologia e moralità son strettamente connesse: cosa c’è di più amorale di non vivere la nostre unica vita con gioia e coscienza? Le conseguenze psico-fisiche del non esperito son già di per sè l’avvertimento del nostro corpo, per avvertirci di cambiare strategia.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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