INSEGNARE LE EMOZIONI .

dott.ssa Alice Bandino*

*psicologa psygoalicebandino@outlook.it

 

Numerose ricerche hanno assodato che maschi e femmine, ricevono insegnamenti educativi molto diversi sul “come”gestire le emozioni. Nella mia tesi di laurea sulla condivisione socio- emotiva delle emozioni negative, citai la ricerca di Leslie Brody e Judith Hall(Gender Emotion_1993), la cui analisi dei dati conferma scientificamente che (con la sola eccezione della collera), in genere i genitori discutono di emozioni più con le figlie che con i figli. L’ipotesi poi confermata, era che nelle bambine lo sviluppo più precoce del linguaggio, le portasse a essere più esperte dei maschi nell’articolare i propri sentimenti e più abili nell’uso di parole che mediano e sostituiscono reazioni emotive come ad esempio gli scontri fisici. Come spesso accade, questo limite parte dai genitori e dalla loro stessa educazione ricevuta: per i figli maschi spesso, si inventano favole incentrate più sul contesto e caratteristiche esteriori(un grande drago, un mago invincibile, i super eroi..ecc), mentre nelle favole per bambine, i genitori danno più rilevanza alle emozioni dei personaggi(la principessa triste,la bambina allegra, il principe innamorato, un personaggio solo ed emarginato ecc.).

Se educhiamo i figli maschi de- enfatizzandone le emozioni, rischiamo di renderli inconsapevoli degli stati emozionali propri e altrui; ciò potrebbe causare incomprensioni comunicative tra i due sessi. Durante l’adolescenza si presenta un copione significativamente diverso nel gestire le tensioni emotive negative: le femmine diventano più inclini a tattiche aggressive e scaltre come l’ostracismo, il pettegolezzo maligno e le vendette indirette; i maschi in linea di massima, propendono allo scontro diretto e immediato.

In un importante studio sul matrimonio (“The psychology of love”di R.Sternberg e M.Barnes, Yale, 1998), emerse una netta differenza tra la visione che i mariti e le loro mogli avevano verso tutti gli aspetti della loro relazione di coppia: la qualità dei rapporti sessuali, la gestione degli aspetti economici, i legami coi suoceri, la capacità di ascoltarsi e sostenersi, il peso dei rispettivi difetti. Le mogli(in generale in questo studio), risultavano più esplicite nelle proprie lamentele, mentre i propri mariti avevano una visione più rosea del loro matrimonio e non sentivano l’esigenza di nessun confronto emozionale che veniva anzi evitato senza empatia, e/o comunque subìto come un “capriccio”della moglie; in alcuni casi le visioni dei coniugi erano talmente opposte da sembrare membri di due matrimoni diversi.

E’chiaro che nell’esempio di due coniugi- tipo della ricerca succitata, se non vi è collaborazione, sarà importante che la madre si impegni per trasmettere ai figli la propria stessa capacità emotiva, non certo nelle lamentele o nelle recriminazioni verso il marito, quanto nell’insegnare loro ad esprimere verbalmente ed espressivamente le proprie emozioni anche alla prole maschile. Un bambino educato alle emozioni sarà un adolescente più consapevole delle proprie emozioni e se opportunamente supportato, arriverà ad essere un adulto indipendente e allo stesso tempo empatico a livello socio-emotivo.

Ultimamente in Psicologia si investe molto negli studi sull’intelligenza emotiva, per conoscerla, moderarla e applicarla in tutti i campi sociali per garantire un sereno clima di sviluppo anche a quei soggetti che ne son carenti a livello familiare; nello Sport come nella Scuola, nelle Associazioni come sul Lavoro, favorire la cooperazione, il dialogo e il confronto, permette di far fronte alla crescita in modo sano e pro sociale, specie nei traumi e negli eventi avversi della vita.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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