Le emozioni nell'abbandono

Scrive un quarantenne: “Mi ritrovo dopo 8 anni a ricominciare tutto da capo, come già successo con altre donne, ma questa volta sento che non sono più un ragazzino e tutto andrà male e non posso immaginare di non averla più..” (segue con una descrizione dell’attuale situazione emotiva).

L’intelligenza emotiva ci da efficaci metodologie per gestire pazienti non patologici, che necessitano di sostegno psicologico, in seguito alla fine di una relazione di coppia.

Innanzitutto lo stato emotivo è differente in base all’aver lasciato o all’essere stato lasciato e anche all’interno dei due ruoli vi sono categorie di strategie di reazione molto diverse tra loro, al temperamento, in base all’età degli attori, alla presenza o meno di figli, alla situazione economica, alle competenze emotive delle parti, al perché e al come è finita la relazione ecc..

Un primo accesso ad una consulenza psicologica può spiegare ai pazienti in che fase si è, se sarà sufficiente un sostegno psicologico per trovare il proprio benessere e, se il “lutto amoroso”si protrae da troppo tempo, si potrebbe anche essere indirizzati alla psicoterapia.

Il benessere psicologico inizierà proprio quando si raggiungeranno le competenze emotive per raggiungere “l’accettazione” della fine del rapporto, passando dalla sorpresa al dolore, creandosi tormenti, illusioni di ritorni di fiamma, paura dell’abbandono e del futuro, sensi di colpa, rabbia e orgoglio.

A differenza del lutto vero( quello in seguito a una morte per intenderci), i tempi di risoluzione possono essere inferiori se si agisce per tempo, senza dover aspettare di “toccare il fondo”.

Non si possono dare consigli standard in una rubrica, ogni persona reagisce in base alle proprie strategie mentali personali, soprattutto quando è la sfera intima ad essere in crisi; si torna bambini, ci si sente indifesi, abbandonati, umiliati, incompresi, usati, attuando spesso risposte di comportamento infantili; vorrei incoraggiare il lettore a ricercare una prima consulenza, proprio per scoprire quali sono le strategie utili per sé, per arrivare al proprio benessere.

Arrivare serenamente al punto in cui non si cancella la realtà, la si accetta. Arrivare a quel punto in cui si smette di sentirsi abbandonati ( ”è facile per voi..”), per trovare la consapevolezza del “non è poi così difficile senza..”. Accettare che le giornate, la quotidianità non saranno più le stesse (ma non per questo meno intense), necessita di autoconsapevolezza e un buon livello di autostima.

Proseguire la propria vita è la naturale conseguenza del trascorrere del tempo, dei mesi e degli anni, decidere la qualità di questo tempo affidandosi alla rieducazione emotiva, è invece una nostra scelta: andare avanti e coltivare le nostre consapevolezze, non solo professionali ma anche socio-emotive in base alle nostre capacità, è solitamente il percorso che da risultati migliori e più duraturi.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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