omertà e bullismo

OMERTÀ E BULLISMO. Una lettrice mi scrive preoccupata e indecisa sul da farsi, dopo aver appreso (di nascosto, leggendo una chat della figlia adolescente), di atti di bullismo, con sfumature di cyber bullismo, avvenuti nella scuola superiore frequentata dalla figlia.

Per risolvere una problematica di bullismo accertato, è necessario agire su più fronti.

Spesso ci si sofferma molto sulle dinamiche tra bulli, vittime e loro famiglie, e poco sugli osservatori.

Son i compagni che non avvertono gli adulti; son coloro che osservano nei confronti del "bullo" una sottomissione parziale o totale, rischiando di divenire essi stessi vittime o bulli. Sono gli adulti che sanno e si limitano a  sminuire, schierarsi o giudicare,  ignorando quanto sia dannoso il loro comportamento.

E’necessario intervenire sull'atteggiamento passivo/collaborativo degli "osservatori", o"bulli passivi", tutte  quelle persone che fisicamente, moralmente o virtualmente conoscono/partecipano al perpetrarsi delle angherie.

Una paziente ora serena, vittima per diverso tempo di bullismo(ai tempi della scuola), mi ha permesso di riportare alcune sue considerazioni sul ruolo ricoperto dagli osservatori nel suo caso.

“Si deve sensibilizzare tutta la classe, così le vittime troveranno il coraggio per reagire ai bulli; loro stessi deboli e disgustati dalla propria vita, se trovano interessante infierire sulle debolezze altrui! I bulli non devono poter contare sull’aiuto di nessuno e le vittime non devono vergognarsi di chiedere aiuto. In base alla mia esperienza, dopo tanti anni, penso che anche qualche insegnante avrebbe dovuto stare più attento e bloccare sul nascere episodi di prevaricazione, che niente avevano a che vedere con semplici scherzi innocenti!”. Essendo a contatto con tutta  la classe, son gli insegnanti che per primi possono accorgersi e devono essere in grado di intervenire, chiedendo anche l’aiuto delle famiglie dell’intera classe, in un clima collaborativo e sereno.

Alla lettrice, consiglio di parlare con la figlia per farle capire quanto sia dannoso continuare a nascondere agli adulti di riferimento questa situazione, senza aiutare le vittime.

E’necessario in questi casi accertati, fare gruppo, unirsi e proteggere gli elementi più deboli della situazione. Si potrebbero richiedere all’istituto, interventi specialistici di “alfabetizzazione emotiva”,  utilizzati sin nelle scuole dell’infanzia e negli Istituti più all’avanguardia, essendoci una forte correlazione positiva tra il rendimento scolastico degli studenti  e il grado di livello di benessere socio-emotivo percepito dai componenti del gruppo-classe.

Ripartire quindi dall’ABC delle emozioni, con progetti che promuovano il senso di gruppo, che valorizzino le differenze(“includendo, non escludendo”), che responsabilizzino i ragazzi, svalutando  l’omertà.

 

 

 

La Condivisione sociale delle emozioni su Fb, in un campione di 2000 studenti adolescenti del Mediocampidano.

 

Nel 2010 la Sardegna risultava ai primi posti per l’utilizzo del nuovo Social Network “Facebook”, che contava ventuno milioni di utenti registrati in Italia, su un totale di ottocento milioni di utenti attivi nel Mondo.

La mia Ricerca, voleva indagare la Condivisione sociale delle emozioni online della fascia adolescenziale, su un campione di 2000 studenti di terza, quarta e quinta superiore di nove scuole del MedioCampidano.

Attraverso un questionario ho indagato modalità e natura delle emozioni condivise dal nostro campione di adolescenti, inserendo a fine questionario, anche la Scala ILS, la scala italiana per misurare in un unico strumento la solitudine Generale, Emozionale e Sociale, ideata dalla Dottoressa Zammuner dell’Università di Padova.

Si voleva verificare se indagare la metodologia on line dei nostri adolescenti, potesse aiutarci a intervenire o a prevenire determinate problematiche adolescenziali offline come il Bullismo, che nel corso di questi ultimi cinque anni si è evoluto( passando da Badoo a Fb, Whatsapp e Instagram…) nel cosìddetto Cyberbullismo.

Nello scorso numero, in risposta ad un lettore, avevo spiegato che dopo quaranta anni di ricerche sull’Intelligenza Emotiva, oggi sappiamo che ad ogni età i vissuti sottesi da emozioni di Vergogna e Senso di Colpa tendono ad essere omesse, solitamente per desiderabilità sociale(per evitare il giudizio negativo societario e la solitudine), sostanzialmente infondo, per senso innato di sopravvivenza.

I dati della Ricerca confermarono la stessa tendenza. Accade (in percentuale minore) che non sempre si riesca a celare il disagio emotivo, e si debba comunque condividerlo per allentare la tensione che anche solo il ricordo di un vissuto emotivo altamente intenso crea nel nostro organismo, e pensiamo nell’adolescenza quanto si viva di emozioni contrastanti e quanto facile possa essere commettere gravi danni condividendole col pubblico sbagliato.

I dati della Ricerca confermarono che gli adolescenti che nella vita offline vivono già situazioni di disagio, tendono dietro uno schermo ad avere meno riserve, sia perché spesso i nostri giovani non solo non hanno l’età anagrafica minima per accedere a chat e social network, sia perché non sono emotivamente maturi per “affrontare la rete”.

Spesso ci si affida a chat o gruppi/pagine online per parlare delle proprie emozioni; si utilizzano le nuove tecnologie per sfogare emozioni negative che nella vita offline devono celare, ma l’inesperienza e la non comprensione della grande diffusione virale di messaggi, foto e video, spesso sfociano in fenomeni di cyber bullismo e derivati.

Noi professionisti siamo quindi chiamati a intervenire nelle realtà online, con la Prevenzione offline prima di tutto. Bisogna imparare a riconoscere il malessere dei nostri ragazzi già dalle prime avvisaglie, cercare un dialogo empatico, non proiettare illusioni su loro e sulla loro perfezione ma capirne le reali richieste. La grande paura degli adolescenti è la solitudine, se non saremo noi ad indirizzarli a colmarla in modo costruttivo, ricorreranno ad altre strategie per affrontarla e non sempre dietro a uno schermo troveranno chi pensano ci sia!

 

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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