rimpianti e rimorsi

Mi scrive un lettore “tormentato” da qualche tempo da stati ansiosi, accompagnati da incubi notturni e pensieri negativi ricorrenti, la cui origine non trova spiegazione in traumi recentemente accaduti nella propria vita.

Il lettore colloca l’inizio di questi disturbi come conseguenza ad una sorta di autoanalisi sulla propria vita, della quale mi racconta alcuni particolari.

Il signore sente di essere poco felice nel proprio presente, di provare spesso emozioni di rimpianto e rimorso.

Rimpianto e rimorso sono emozioni controfattuali, cioè rientrano in un processo di “simulazione alternativa della realtà passata e presente”, in cui le esperienze reali cognitive e affettive vengono paragonate ad altre versioni immaginarie  possibili(o impossibili), della realtà.

A livello cognitivo si pensa e si ripensa al “come sarei se avessi fatto…cosa sarebbe successo se avessi detto..se solo non..se potessi tornare indietro..”, formulando giudizi e fantasticando su esiti differenti nella propria esistenza. A livello affettivo le reazioni emotive vengono così amplificate e spesso si squalificano gli stati emotivi presenti, impegnati nella ricerca di emozioni idealizzate.

Questi costrutti emotivi, sono sottesi da emozioni negative come paura, rabbia, tristezza, vergogna, senso di colpa, orgoglio, delusione.

Per semplificare, al paziente spesso si spiega che il rimpianto si sperimenta nel “non aver fatto” e il rimorso sull’“aver fatto”.

Nella pratica clinica, ho notato che i due costrutti si intersecano in base ai termini di paragone: più l’alternativa immaginaria sembra più desiderabile di quella che abbiamo, più la frustrazione impedisce di avere un buon stato psico-fisico nel presente, dando il via a un circolo vizioso, in cui pensieri e emozioni peggiorano davvero nella vita reale.

Essendo troppo impegnati cognitivamente e emotivamente a vivere una vita immaginaria alternativa, escludiamo chi ci circonda nel presente, immaginando dialoghi o situazioni con persone vissute nel passato o addirittura sconosciute.

La nostra mente, per istinto di autoconservazione, per proteggerci da un’evidente situazione non soddisfacente o fallimentare attuale, ci “illude”che il problema non siamo noi, con le nostre scelte nel qui et ora, ma le irrimediabili conseguenze di nostre scelte passate.

Ecco che, come accaduto anche al lettore, non si lavora per migliorare il presente, ma per rimediare al passato, spendendo energie e tempo in una corsa ìmpari contro il tempo.

Al lettore e a chi vive la stessa confusione, consiglio un sostegno psicologico socio- emotivo in grado di rimettere ordine, riportando livelli accettabili di benessere psicologico, prima che le conseguenze sfocino in stati tendenti al psicotico, nei quali i pensieri intrusivi diventano vere e proprie allucinazioni sensoriali che alterano la realtà, e per le quali si rischia di perdere ciò che abbiamo costruito, per rincorrere vite alternative che esistono solo nella nostra fantasia creativa.

 

 

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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