SFORTUNA O SCARSA RESILIENZA?

Una lettrice mi chiede un consiglio per suo figlio: “37 anni, laureato, sfortunato, prevaricato da colleghi meno preparati ma più fortunati, e ora è depresso”, seguono altri particolari legati al calo di motivazione nel raggiungere qualsiasi obiettivo.

 

Parlare di sfortuna , non rientra nella letteratura della Psicologia delle Emozioni, disciplina della psicologia che si occupa della promozione, dello sviluppo e dell’applicazione dell’Intelligenza Emotiva, parleremo invece di Resilienza, un costrutto psichico importante( per alcuni ricercatori la competenza emotiva più ancestrale, in una prospettiva evolutiva che ha permesso la sopravvivenza della specie).

Il termine “resilienza”lo troviamo in diversi campi applicativi, dall’ingegneria, all’informatica, dalla psicologia, alla biologia: in psicologia, è quella spinta che và oltre la motivazione; è quella capacità innata che ci consente di persistere, di andare oltre la percezione del limite gestendo positivamente le nostre strategie socio-emotive; tale capacità si modifica nel tempo in rapporto all’esperienza e ai differenti meccanismi mentali che la sottendono(istintivi, affettivi, cognitivi). Esistono determinati processi cerebrali che permettono alla maggior parte di noi di superare, più o meno agevolmente, gli stress emotivi che ci capita di affrontare durante il nostro percorso di vita.

Citando lo psicologo Pietro Trabucchi( esperto di resilienza) potremmo aggiungere che la Resilienza permette di perseguire i tuoi obiettivi nonostante i continui “no”, le sconfitte, e gli inevitabili contrattempi della vita: è quella molla che ti fa rialzare emotivamente stabile, consapevole che prima o poi raggiungerai l’obiettivo; è la capacità di ristrutturare i fallimenti, considerandoli inevitabili tappe verso il successo.

La resilienza c’è durante e dopo i nostri obiettivi: durante, quando devi attingere a tutte le tue risorse fisiche e mentali per percorrere quella distanza che ti divide dal traguardo; dopo, quando dovrai riaffrontare una momentanea sconfitta, dimostrando di essere in grado di risollevarti.

Al figlio della lettrice, consiglierei di trovare e mantenere in se stesso la forza per raggiungere un obiettivo e costruire un sistema sano di relazioni in cui ognuno trova il suo ruolo, mostra le sua capacità e ottiene gli obiettivi aumentando la propria autostima. Nel caso in cui non si riuscisse da soli, un intervento psicologico potrebbe aiutare a ricomporre costruttivamente i tasselli del proprio puzzle.

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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