aperipsy

@foto fernanda pinna

Si è svolto il 21 settembre a San Gavino Monreale il primo AperiPsy organizzato in Sardegna, proposto  dalle due psicologhe sangavinesi  iscritte all’Ordine degli Psicologi della Sardegna: Alice Bandino e Marianna Chessa.

[S Gavino Psicologhe foto fernanda pinna 04-09-17]

S Gavino Psicologhe foto fernanda pinna

Che cos’è l’AperiPsy?

È un’attività – spiega Alice Bandino – di “prevenzione/promozione del benessere” sanitaria e psicosociale, gratuita e aperta alla Comunità, svolta in un locale pubblico e non all’interno dei nostri studi o di una sala convegni. Le attività di  prevenzione precedono  le altre competenze professionali  dello psicologo(diagnosi, prognosi, terapia e abilitazione/riabilitazione) e hanno come scopo quello di prevedere e ridurre il rischio di patologie psico-sociali e di promuovere la salute e delle buone prassi, in tutte le sue forme. È un modo diverso di fare prevenzione  sicuramente più vicino alla gente, dove è la psicologia che incontra la comunità per parlare di benessere.

Quanti incontri saranno e quali saranno gli argomenti che tratterete?

«Per ora – affermano Alice Bandino e Marianna Chessa – ne abbiamo fissato quattro, un incontro mensile a partire da settembre a Dicembre 2017. Orari e argomenti saranno comunicati e pubblicizzati per tempo sia per mezzo stampa che attraverso i social network, per raggiungere tutte le diverse fasce d’età. La serata si svolgerà attraverso la discussione di un argomento precedentemente proposto da noi si parlerà di ansia, stress, fobie, panico e come affrontarli, l’empatia, quando l’umore è basso per eventi luttuosi o simil- luttuosi, tristezza, depressione, la maternità e la genitorialità, quando la coppia scoppia, sessualità, tolleranza del “diverso”. Partiremo dalla lettura di una testimonianza per presentare il tema della serata; parleremo di comportamenti ed atteggiamenti legati alla “salute”: tutti argomenti di natura strutturalmente psicologica. Aggiungeremo particolari creativi organizzati coi gestori del Barket, che scoprirete partecipando volta per volta agli incontri».

Che tipo di testimonianze porterete?

«Se volessimo utilizzare una metafora (così tanto care a noi psicologi), le persone resilienti che si rialzano dopo essere entrate in un tunnel di sofferenza, disagio, violenza o dipendenza sono come le ostriche che producono le preziose perle solo se vengono ferite da una sostanza indesiderata o un parassita o un fastidioso e ruvido granello di sabbia. Solo chi ha sofferto può spiegare le emozioni che sottendono certi comportamenti. Un ex di qualsiasi disagio può spiegare che cosa l’ha portato a svolgere un dato atto, le emozioni del  pagarne le conseguenze e spiegare percorso e motivazioni che l’hanno portato a  rialzarsi  più forte fino ad essere un esempio per chi vive la stessa situazione. Noi punteremo su chi ce l’ha fatta, perché la prevenzione è positività e ottimismo».

In base a che criterio è stato scelto il locale?

«Noi da anni lavoriamo e svolgiamo interventi sul territorio e in altre province sarde, lavoriamo con associazioni di volontariato, abbiamo svolto progetti nelle scuole, in aziende private, carceri, case famiglia, centri antiviolenza, comuni e società sportive; abbiamo unito le nostre rispettive competenze ed esperienze decidendo poi di trovare un locale che fosse pubblico ma che desse  importanza all’aspetto ricreativo dei clienti. Il Barket si trova nella piazza principale del paese e, ad un anno dalla sua apertura, annovera numerose iniziative culturali come la presentazione di anteprime letterarie alternate a  spettacoli di arte, musica e cabaret; un ambiente per scelta dei gestori privo di slot machine, dove si punta alla socializzazione e alla promozione del bello e della cultura».

Le professioniste hanno chiesto e ottenuto il patrocinio dell’ordine regionale degli psicologi (presieduto da Angela Quaquero) per tutto il ciclo di incontri. Ha accolto subito l’iniziativa con entusiasmo il titolare del bar Michele Canargiu: «Siamo aperti a tutte queste iniziative di socializzazione e di aggregazione contro i vizi. Nel bar c’è spazio per le passioni, la curiosità e la lettura. Sono contrario alle macchinette che rovinano la vita della gente». Vuole rimanere anonimo e non cerca visibilità l’imprenditore che ha finanziato il progetto: «Ho deciso di aderire a questa iniziativa per migliorare il tessuto sociale dove opero con la mia azienda e in cui vivo con la mia famiglia e soprattutto dove abitano i miei dipendenti che ora sono circa 40».

 Gian Luigi Pittau

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

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