Psiconcologia

La Psiconcologia
Descrizione della Scienza, e della figura dello psico-oncologo.
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LA PSICONCOLOGIA È UNA DISCIPLINA CHE SI COLLOCA COME INTERFACCIA TRA L’ONCOLOGIA DA UN LATO

E LA PSICOLOGIA E LA PSICHIATRIA DALL’ALTRO.

IL TRATTAMENTO DEL PAZIENTE ONCOLOGICO DEVE AVERE COME OBIETTIVO PRINCIPALE QUELLO

DI MIGLIORARE LA QUALITÀ DI VITA E DI LIMITARE IL RISCHIO DI CONSEGUENZE PSICOPATOLOGICHE

CHE CONDIZIONINO LA VITA FUTURA DEL MALATO; IL SOSTEGNO SOCIALE DIVIENE PERTANTO UN ELEMENTO COSTITUTIVO DEL TRATTAMENTO DEL PAZIENTE ONCOLOGICO E RIENTRA NELLA RESPONSABILITÀ DI CIASCUNA FIGURA TERAPEUTICA COINVOLTA.

LA PSICONCOLOGIA INFATTI CONSIDERA L’INTERDISCIPLINARIETÀ E L’INTEGRAZIONE DISCIPLINARE REQUISITI INDISPENSABILI DI UN SISTEMA DI CURA CHE TENGA CONTO DELLA GLOBALITÀ DEI BISOGNI DEL MALATO

IN UN’OTTICA PSICOSOCIALE NELL’APPROCCIO AL PAZIENTE E NEL RISPETTO DELL’AUTONOMIA CULTURALE

E PROFESSIONALE DI CIASCUNA DISCIPLINA.

(Fonte: http://www.siponazionale.it/source/storia_associazione.html )

Lo Psiconcologo è un Professionista Specializzato, con Specializzazione in Psiconcologia, minimo biennale. 

Per essere Psiconcologo non basta essere uno Psicologo Specializzato in altro, con molta empatia!

La Psiconcologia esige conoscenze Oncologiche, Psicologiche e Psichiatriche e, vista la continua ricerca in ambito Oncologico, la formazione dello Psiconcologo, non ha mai fine.

Diffidate dall'assenza della Specializzazione in Psiconcologia, affidatevi a Professionisti qualificati.

La Psiconcologia non è semplice sostegno a pazienti e parenti, e non necessita obbligatoriamente di percorso psicoterapeutico o altra tecnica se non contestualizzata alla malattia oncologica.

 

"Comunicare una diagnosi di cancro è un compito molto complesso e difficile", si dice nel video, ed è per questo che tutta l'equipe che comunica la diagnosi deve essere in grado di farlo in modo professionale e umano.

Si stima che oltre il 40% dei pazienti oncologici soffra di ansia e depressione nel corso delle terapie. E' stato dimostrato che l'aumento dell'autostima potenzia le difese immunitarie e quindi le possibilità di successo della terapia. Infatti, la mortalità per patologie tumorali è 3,5 volte più alta in presenza di ansia e di depressione. L'obiettivo primario è garantire una migliore qualità della vita del malato e di chi si occupa di lui e attraverso la promozione dell'Intelligenza Socio Emotiva si possono avere risultati positivi per il decorso della malattia. L'umanizzazione delle cure è anche questo: comunicare in modo efficace col paziente, fornendogli gli strumenti più giusti  per vivere attivamente la sua malattia. 

 

Dialogo sul carcinoma mammario tra pazienti e operatori sanitari. Il cancro al seno, neoplasia più frequente del sesso femminile con circa 43 mila casi attesi nel 2015 in Italia di cui oltre 1.200 in Sardegna, è il tema della tavola rotonda che si è tenuta ieri all’Ospedale oncologico Businco di Cagliari. Ospiti diversi specialisti del settore, medici, radioterapisti, fisiatri, psicologi, assistenti sociali. L’iniziativa, organizzata da Massimo Dessena, segretario nazionale della Società Italiana di Chirurgia Oncologica (SICO) e da Daniele Farci, coordinatore regionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), è stata aperta dall'intervento del direttore generale dell'assesorato regionale alla Sanità Giuseppe Sechi: "Affrontare e vincere queste sfide si può, ma bisogna garantire un'assistenza adeguata ai pazienti con una presa in carico completa, come già fa da anni il Businco". In questo incontro abbiamo simulato il modello codificato della breast unit, ognuno con il proprio compito all’interno del percorso del paziente neoplastico. Il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti oncologici ci consente di avere i feed-back sulla qualità del nostro lavoro e della nostra comunicazione per avere il miglior risultato possibile del trattamento terapeutico. Da un lato ci deve aiutare a capire meglio le esigenze dei malati e dall’altro a operare meglio". E Farci punta l'obiettivo sul follow-up: "Una volta che la paziente lascia l'ospedale è necessario concordare con la paziente le modalità del follow up in base al tipo di terapia e alla frequenza, coinvolgendo anche i medici di famiglia".

Psicologa

Specialista in Psiconcologia

 ALICE BANDINO

Dottoressa in

Psicologia Clinica e di Comunità

 

 

- Studio "PSYGO"

  • Via Roma 171

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